Mercoledì 20 maggio, nella sala polifunzionale del Comune di Sernaglia della Battaglia, si è tenuta la presentazione pubblica del progetto “Radici d’Uva – Comunità del Cibo dei vitigni storici trevigiani”, finanziato dal GAL Alta Marca Trevigiana nell’ambito del Bando SRG07 “Cooperazione per i sistemi del cibo, filiere e mercati locali”.
Una serata ricca di interventi e di entusiasmo ha segnato il debutto pubblico di questo progetto che unisce ricerca scientifica, memoria storica e futuro sostenibile della viticoltura nelle colline trevigiane.
A moderare la serata l’architetto Enrico De Mori, che ha guidato il pubblico attraverso le diverse anime del progetto.

Un patrimonio da salvare
Il Veneto è terra di vite da secoli, ma il suo patrimonio ampelografico è oggi seriamente a rischio.
La globalizzazione dei mercati e la progressiva specializzazione produttiva hanno portato alla scomparsa di centinaia di antiche cultivar: il settore agricolo ha perso oltre 300.000 specie vegetali, pari ai tre quarti della diversità genetica delle colture.
Il risultato è una banalizzazione ecologica e paesistica che cancella in modo irreversibile i paesaggi rurali storici.
Radici d’Uva nasce precisamente per invertire questa tendenza: recuperare, conservare e valorizzare le antiche varietà di vite del territorio — vitigni autoctoni, ibridi produttori diretti, cultivar resilienti — attraverso un approccio che intreccia ricerca scientifica, coltivazione sperimentale, formazione e promozione culturale.
Il contesto: il Bando SRG07 del GAL Alta Marca
Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Bando SRG07 del GAL Alta Marca Trevigiana — uno degli interventi più innovativi attivati nell’attuale programmazione LEADER — che ha messo a disposizione 245.000 euro per sostenere la nascita di Comunità del Cibo e della Biodiversità nel territorio dell’Alta Marca.
Quattro le domande presentate, quattro finanziate, per un totale di aiuti concessi pari a 339.868,34 euro. Radici d’Uva ha ricevuto un contributo di 89.265,51 euro.
Gli altri tre progetti finanziati dal medesimo bando riguardano:
- Culmen Vallis, capofila Agricombai, le antiche varietà di castagno e l’apicoltura tradizionale a Combai
- SOPRESS.A.M. ICA, capofila Coldiretti Treviso, la Sopressa dell’Alta Marca Trevigiana
- Tesori del Grappa, capofila Distretto Lattiero Caseario del Veneto, i prodotti caseari e tipici dell’area del Grappa.
I partner del progetto
Radici d’Uva è un progetto corale, che conta sul contributo di soggetti molto diversi ma tutti radicati nel territorio:
- Distretto del Cibo della Marca Trevigiana (ente capofila ATS)
- CREA – Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano
- Consorzio di Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene DOCG
- Consorzio Produttori Torchiato di Fregona
- Comune di Sernaglia della Battaglia
- I.P.S.S.E.O.A. “Alfredo Beltrame” di Vittorio Veneto
- Aziende agricole: Traina Giada, Col Miotin, Cal De Mez (Az. Agr. Massimo Lorenzon)
A queste si aggiunge il contributo scientifico del Prof. Danilo Gasparini, storico dell’alimentazione, per la ricerca storico-culturale sulle varietà autoctone.
Cosa prevede il progetto
Le attività di Radici d’Uva si articolano su più fronti.
Ricerca storica e scientifica
Il Prof. Danilo Gasparini condurrà uno studio bibliografico sull’evoluzione della viticoltura nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene, con attenzione alle varietà che per decenni hanno affiancato il Prosecco: Verdiso, Bianchetta, Perera, Riesling italico, Boschera, Vulpea — genitore del Glera — e i cloni storici della Glera stessa.
Il CREA di Conegliano si occuperà invece dell’analisi genetica e fitosanitaria degli ibridi produttori diretti (IPD) di Vitis spp., varietà che, pur non essendo classificate come vinifere, continuano a essere coltivate in molti orti e giardini del territorio: Isabella, Noah, Clinton, Oberlin, Francois, Villard blanc e noir, tra gli altri.
Il Manzoni Bianco 6.0.13
Un capitolo a sé è dedicato al vitigno creato negli anni ’30 dal Prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano Cerletti, attraverso l’incrocio Riesling renano × Pinot bianco.
Il CREA-VE, nella persona del ricercatore Patrick Marcuzzo, curerà uno studio approfondito sul valore viticolo ed enologico di questa varietà, con l’obiettivo di sostenerne il riconoscimento attraverso una propria Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Il vigneto sperimentale a Villa Brandolini
All’interno del parco di Villa Brandolini a Solighetto di Pieve di Soligo sarà realizzato un vigneto collezione di circa 650 mq, impiantato con le varietà oggetto di studio: Bianchetta, Perera, Verdiso, Riesling italico, Vulpea e tre cloni storici del Glera.
Il progetto del vigneto, curato dal Consorzio DOCG, prevede una serie di scelte che ne sottolineano la valenza storica: ciglione inerbito, palatura in legno, forma di allevamento a doppio capovolto, inerbimento della superficie senza diserbanti.
L’orto didattico a Sernaglia della Battaglia
Presso l’azienda agricola Cal De Mez, nel comune di Sernaglia della Battaglia, verrà allestito un orto didattico di circa 880 mq dedicato alle varietà di Vitis Labrusca.
Si tratta di un patrimonio di viti centenarie, resistenti alle malattie fungine senza necessità di trattamenti fitosanitari, che possono diventare materia prima per succhi d’uva, confetture e prodotti trasformati.
Il CREA verificherà lo stato sanitario delle piante e monitorerà le malattie nel vigneto sperimentale, con particolare attenzione alla Flavescenza dorata.
La scuola come laboratorio
L’Istituto Alberghiero “Alfredo Beltrame” di Vittorio Veneto è partner operativo per la trasformazione alimentare.
Gli studenti sperimenteranno la produzione di succhi di uva Clinton e Fragola, gelatine di uva, confettura da mosto, cocktail territoriali e persino un pesto di foglie di vite ed erbette spontanee, in un percorso che coniuga innovazione, tradizione e sostenibilità.
Promozione e filiera corta
I risultati del progetto saranno promossi attraverso eventi, fiere e convegni: tra gli appuntamenti già previsti, la partecipazione a Golosaria (Milano, 31 ottobre – 2 novembre 2026) e alle Fiera di Santa Lucia di Piave (12-14 dicembre 2026).
Il Consorzio Produttori Torchiato di Fregona contribuirà con due appuntamenti di valorizzazione del paesaggio culturale legato al Torchiato — vino simbolo del territorio nato dall’appassimento naturale delle uve — attraverso degustazioni guidate e incontri con esperti.
Le voci della serata
Il presidente del GAL Alta Marca Trevigiana, Giuseppe Carlet, ha sottolineato come la valorizzazione dei prodotti tipici sia determinante non solo sul piano culturale ma anche su quello economico: mantenere le aziende agricole sul territorio significa preservare un paesaggio salubre e fruibile, capace di attrarre turisti e residenti.
Il direttore Michele Genovese ha ricordato come le quattro Comunità del Cibo finanziate dal Bando SRG07 rappresentino una delle novità più significative dell’attuale programmazione LEADER, capaci di creare reti di cooperazione tra mondi diversi — imprese, istituzioni, scuole, centri di ricerca — attorno ai prodotti identitari dell’Alta Marca.
Gli interventi dei partner del progetto
La vicesindaca di Sernaglia della Battaglia, Eleonora Antoniazzi, ha accolto il progetto come un’opportunità per il territorio, rafforzata dalla presenza dell’orto didattico e dalla collaborazione con il Comune, l’Istituto Alberghiero di Vittorio Veneto e le scuole del territorio.
Diego Tomasi, direttore del Consorzio DOCG, ha illustrato il contributo scientifico sul vigneto storico e sulle varietà autoctone, ricordando come per decenni Verdiso, Bianchetta e Riesling italico abbiano affiancato il Glera nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene, contribuendo alla complessità e al pregio di quei vini.


La dirigente scolastica del Beltrame, Letizia Cavallini, ha sottolineato il valore formativo dell’esperienza per gli studenti, che si confronteranno con le sfide reali della filiera agroalimentare sostenibile.
Preziosi gli interventi delle dottoresse Manna Crespan ed Elisa Angelini per conto del Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano che si sono soffermate sulla peculiarità dei vitigni che andranno ad analizzare nell’orto didattico di Sernaglia, sui metodi e gli interventi che attueranno durante tutta la durata del progetto.


È intervenuto, per la Cantina Produttori Fregona S.C.A., il Presidente, Dott. Salatin Alessandro, che divulgherà il progetto in due convegni a “Natura e Gusto” nell’ambito degli eventi per la valorizzazione del Torchiato di Fregona.
Infine, Debora Donadel, per il Distretto del Cibo della Marca Trevigiana, ha ricordato quanto sia fondamentale dare ampia diffusione ai risultati ottenuti dal progetto.
Per questo si coinvolgeranno il pubblico, gli operatori e i territori partecipando alle fiere di settore.
Per concludere, ha presentato il logo ideato per il progetto sperando che rappresenti al meglio lo spirito di Radici d’Uva.

Perché la biodiversità è anche una questione di futuro
La serata ha confermato che Radici d’Uva non è un progetto nostalgico, ma un investimento sul futuro.
Le antiche varietà autoctone, come hanno documentato le ricercatrici del CREA, sono spesso più resistenti ai cambiamenti climatici e ai patogeni rispetto alle varietà commerciali.
In un’epoca di crescente attenzione alla sostenibilità e all’autenticità, il recupero di questi vitigni risponde anche a una domanda di mercato: consumatori e produttori cercano identità, genuinità, territorialità.
Coltivare biodiversità significa allora tutelare non solo il paesaggio e la cultura delle colline trevigiane, ma anche costruire le basi di un’agricoltura più resiliente e di un’economia locale più consapevole del valore delle proprie radici.
Note
Il progetto “Radici d’Uva” è finanziato dal Complemento di Sviluppo Rurale per il Veneto 2023-2027 nell’ambito del Bando GAL SRG07. Organismo responsabile dell’informazione: Distretto del Cibo della Marca Trevigiana. Autorità di gestione regionale: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR Bonifica e Irrigazione.
Foto in copertina gentilmente concessa da QdPNews.it
